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La città di Mesero appartiene a: Regione Lombardia - Città metropolitana di Milano

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Storia

Il periodo romano

Il più antico documento storico di Mesero è un'ara romana, con dedica a Mercurio, rinvenuta nel 1921, durante alcuni scavi nei pressi della cascina S. Eusenzio. È una pietra di granito alta un metro, larga cm. 46 con una profondità di cm. 36.
L'iscrizione è su quattro righe in carattere capitale: la terza riga, in corpo minore, è decifrabile solo per le prime lettere PHO, l'inizio probabilmente del cognomen romano dell'offerente.
L'epigrafe completa dovrebbe essere:

MERCURO
C. CASSIUS
PHO (EBUS)
V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito)

L'ara può essere datata con sufficiente sicurezza nel primo secolo dopo Cristo e ci rivela che Mesero era abitata fin dal tempi dei Romani e che era un centro di culto.
Non esistono testimonianze di precedenti insediamenti nel territorio comunale, ma il toponimo Mesero, che alcuni studiosi fanno risalire a "Mesiates", cioé un pago degli Insubri, insediato nell'alto Ticino, potrebbe far datare indietro di tre-quattro secoli il primo insediamento nel paese. Altri studiosi fanno derivare Mesero da "Mensolus" e quindi da "Mensa", cioè "posto in ubertosa campagna". Il ritrovamento dell'iscrizione latina a Mesero è servito per raggiungere un'altra certezza storica.
Il nome di S. Eusenzio, della cascina cioé dove la pietra è stata scoperta, è una forma dialettale per S. Innocenzo, un martire della Legione Tebea, che subì il martirio sotto l'imperatore Massimiliano. Abbiamo notizie che là dove ora si estende l'edificio rurale esisteva già nel 1200 una chiesa dedicata a Santa Margherita e a Sant'Innocenzo e successivamente andata in rovina. Il culto di quest'ultimo santo è diffuso nel Vallese, a Ginevra e in Francia ad Agauno, cioé nelle città toccate dall'antica strada romana che da Milano, passando per Novara, Vercelli, Ivrea ed Aosta, si collegava, attraverso il Gran San Bernardo, fino a Martigny e quindi in Francia. Di questo percorso, nel tratto Milano-Novara è noto il tracciato fino a Settimo Milanese. Riguardo al tratto successivo esistevano varie ipotesi: l'area romana e il culto di S. Innocenzo diffuso a Mesero attraverso l'antica via hanno confermato il tracciato che passava appunto per questo paese e attraversava il Ticino con un ponte di barche a Bernate.

Il medioevo

Il nome di Mesero ritorna in alcuni documenti storici del XIII secolo, testimonianti la presenza di due chiese, la prima dedicata a Santa Maria e la seconda, già citata, a Santa Margherita e a Sant'Innocenzo, dipendenti dalla pieve di Corbetta. È comunque verso la fine del XIV secolo che risale una ricca documentazione scritta. Nel 1393 il nobile milanese Antonio Corrado lascia tutti i suoi beni di Mesero ai padri dell'abbazia di Sant'Ambrogio ad Nemus di Milano con l'obbligo di distribuire ogni anno in perpetuo ai "Poveri di Cristo" del paese "due moggia di pane di frumento in tante miche di cinque once ciascuno, due staia di ceci cotti e ben conditi e dieci brente di vino".
Nel 1399 il duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, concede ai monaci della Certosa di Garegnano tutte le terre di Mesero possedute dai suoi feudatari.
I certosini con questa concessione diventarono proprietari di circa due terzi del comune, che si liberò così da infeudazioni. L'altro terzo era di proprietà di grandi famiglie patrizie milanesi quali i Crivelli e i Clerici.
L'amministrazione dei certosini, i cui "conversi" risiedevano nel paese in una residenza detta "Ospizio", fu di grande beneficio per i cittadini. Insegnarono nuove coltivazioni, bonificarono i terreni incolti e non furono mai esosi nelle decime agli affittuari.

Il Cinquecento ed il Seicento

La riconoscenza dei meseresi fu grande: lo dimostra il fatto che nel 1517 i parrocchiani rinunciarono al diritto loro spettante da secoli, di eleggere il parroco e incorporarono la loro parrocchia nel monastero della Certosa.
Un'altra istituzione che elevò in secoli bui la civiltà dei poveri contadini fu la "Schola Pauperum Christi", sorta per merito di una donazione di Francesco Crivelli nel 1484. Grazie alla munificenza del nobile nacque una cappellania, che aveva tra i suoi obblighi statutari anche quello per il sacerdote, che fosse nominato dai capifamiglia riuniti in assemblea, di fare scuola ai figli dei poveri.

Il Settecento

Risale al 1722, nel periodo del dominio austriaco, il primo catasto completo del territorio. Dai dati che emergono possiamo conoscere non solo la proprietà dei terreni, ma anche il tipo di coltivazioni: l'agricoltura era basata soprattutto, oltre che sui cereali (frumento, segale e miglio), sulla vite e sulla bachicoltura. I moroni (gelsi) censiti sono 1969.
Le rese dei terreni sono nella media dei rilievi fatti in altre aree padane. In particolare il terreno classificato come buono per i cereali rendeva tre stare per pertica (lo staro corrisponde a litri 18,18) compresi tre quartari per semenza (un quartaro è uguale a 6,29 litri). Ogni pertica coltivata a vite rendeva poco più di una mina di vino (12,59 litri). La popolazione nel 1726 assomma a 775 "anime" e si mantenne stabile per tutto il secolo.
La politica illuminista dell'imperatore austriaco Giuseppe II soppresse come "inutile" l'ordine certosino e nel 1783 i monaci della Certosa dovettero lasciare Mesero. I loro beni furono aggiudicati all'asta da Federico Landriani, discendente da un'antica famiglia nobile di Milano, ma attratto più dal nuovo vento preindustriale che dai fasti del patriziato.

L'Ottocento

La famiglia Landriani con i rami laterali, Borsani, Cajrati, Prato, Aceti, succedette ai certosini non solo nella proprietà terriera, ma ebbe per tutto l'Ottocento il monopolio dell'amministrazione civica prima con gli Austriaci e anche dopo l'unificazione d'Italia.
La battaglia di Magenta del 4 giugno 1859, uno dei fatti d'arme fondamentali nella seconda guerra d'indipendenza, vide coinvolta anche Mesero, dove si svolsero i primi scontri tra le colonne guidate da Mac Mahon e l'esercito austriaco.
L'agricoltura resta ancora nell'Ottocento l'attività unica della popolazione: alle tradizionali colture viene aggiunta quella del granoturco. La bachicoltura era ancora molto praticata; lo testimonia l'alto numero di gelsi esistenti (nel 1871 erano 19.235). La vite sarà invece del tutto abbandonata a partire dal 1880 a causa della terribile epidemia della fillossera che distrusse tutte le coltivazioni.
La situazione della popolazione continuò ad essere di generale povertà aggravata da alcune ricorrenti epidemie di colera (ne abbiamo una dettagliata documentazione di quella scoppiata nel 1867) e di un'altra malattia endemica come la pellagra.
La scuola dei poveri di Cristo svolse la sua benefica opera fino al 1867, soppressa a causa di una legge dello Stato che eliminava i benefici religiosi. L'istruzione elementare da allora fu a carico del Comune.
Verso il 1860 sorse, per iniziativa dei Landriani, una filanda, che poi venne ristrutturata all'inizio del Novecento dalla famiglia Colombo, che aveva acquistato parte della proprietà Landriani.

Il Novecento

Nei primi decenni di questo secolo, Mesero risulta esclusa da qualsiasi insediamento produttivo e ciò provoca un sensibile flusso migratorio verso l'America. Verso gli anni '30 ha inizio, per la forza di lavoro più giovane, il fenomeno del pendolarismo verso Milano, in alternativa all'occupazione agricola.
Solo nel dopoguerra si avvia I'inizio di un fenomeno di industrializzazione che, tra luci e ombre, dura tuttora e che ha definitivamente invertito la precedente caratteristica rurale.
Il rinnovamento di Mesero avviene grazie alla volontà e alle direttive di alcuni uomini, ai vertici della parrocchia e dell'amministrazione pubblica, ma anche grazie a tutti i meseresi che si adeguarono ai nuovi tempi e contribuirono in tutti i modi alle moderne realizzazioni di cui il paese può ora vantarsi.
Due persone vanno citate al di sopra di tutti gli altri: don Gesuino Corti, giunto a Mesero come coadiutore nel 1940, poi parroco dal 1961 al 1992, e il dott. Mario Leone, sindaco per 18 anni, a partire dal 1956, con varie interruzioni, fino al 1981.

Lo stemma

L'obiettivo di chi ha elaborato il progetto dello stemma comunale di Mesero è stato quello di sintetizzare attraverso pochi simboli ciò che ha caratterizzato il paese nel corso della storia.
La parte superiore ne ricorda il periodo più antico: l'ara romana, a sinistra, e, a destra, la centuriazione, cioé la divisione del territorio in grossi appezzamenti quadrati secondo il metodo dei romani.
Nella banda inferiore si fa riferimento alla presenza a Mesero, dal 1399 al 1783, dei padri della Certosa di Garegnano: sono state riprodotte tre stelle a cinque punte, a ricordare il simbolo dell'ordine certosino, che è formato da sette stelle.


Bibliografia
Storia di Mesero di Valeriano Castiglioni.
Copyright © Valeriano Castiglioni, 2005.
Tratto dai volumi:
Valeriano Castiglioni, Mesero appunti storici, Comune di Mesero, Mesero 1995.
Valeriano Castiglioni, Padre Girolamo da Mesero - un cappuccino nella Francia delle guerrre di religione, Comune di Mesero, Mesero 2004.